Tendine d’Achille..

Trovato su fb nella sezione ricordi 8 febbraio 2012.

Mi ero rotto il dendine d’achille ai primi di gennaio (fine dicembre) ma nessuno ci crede). Non sapevo di essermi rotto il tendine d’achille. A malapena sapevo cosa fosse. Credevo di essere praticamente indistruttibile…cmq…l”ho letto….si puo’ pubblicare..

Non vedevo l’ora che mi operassero il tendine d’achille per ricucire quello strappo di ben 6 cm.  mi avevano convinto che sarebbe stata una passeggiata,  un po’ com’era diventato ultimamente dal dentista negli ultimi tempi con l’evolversi della tecnologia,.

salgo tranquillo sulla barella. boxer neri ed un piccolo camice con qualche lenzuolo, lievemente provato dal digiuno ma desideroso mettermi alle spalle questa situazione.

Mi portano nel “filtro”, presumo un’anticamera della sala operatoria, 2 infermiere parlano tra loro della temperatura fredda di quel luogo e di altre cose.

non ho freddo.

sono a torso nudo, ma non mi interessano le coperte, voglio solo finire quella “mezz’oretta scarsa ” di operazione chirurgica.

qualcuno mi aggancia una piccola flebo per  sedarmi ma l’effetto non e’ piacevole come pensavo anzi e’ fastidioso. mi sento stordito.

entro in sala operatoria.

l’anestesista e’ una ragazza.  giovane, forse troppo, sulla trentina credo, ma il medico so per certo che e’ capace.

lo vedo.

dottore e’ in forma?

in ottima forma mi dice sfoderando un sorriso con denti perfetti.

l’anestesitsta, mi tratta con estrema gentilezza, chiamandomi “signor Alfredo” quasi mi coccola con la voce e con i suoi modi come se fossi un bambino ma mi rassicura.

mi sdraio a pancia in giu’. la posizione e’ scomoda ed il freddo aumenta.

-“adesso dovrebbe sentire un leggero pizzichino visto che addormentiamo i nervi della gamba”.

in altri periodi della mia vita questa frase mi avrebbe impaurito, ora no, mi stavo convincendo di avere un’ottima sopportazione del dolore, e rimango tranquillo mentre la siringa penetra nell’arteria inguinale. la scossettina arriva e percorre lentamente tutta la gamba dandomi l’impressione di avere come un elettrostimolatore che mi faccia  contrarre i muscoli. la dottoressa in realta’ non mi sta anestetizzando da sola. credo che mostrasse ad una collega piu’ giovane come si faceva. si l’anestesia me la stava facendo l’acerba allieva. io ero una cavia.

non era “una punturina” ma tante fastidiose punturine che mi stavano circoscrivendo l’arco della coscia, ognuna seguita da una scossa piu’ o meno forte che arrivava al piede.

finalmente l’anestesia finisce. mi sembrava impossibile ma la mia grande gamba in effetti era diventata insensibile.

da quel momento in poi  non so piu’ cosa succede. non posso vedere e i sedativi mi appesantiscono la testa.

sento infermieri e medici che ridono e scherzano. a tratti ho la sensazione dell’ago nella cartilagine, forse e’ solo la mia immaginazione ma il pensiero che qualcuno cucisca qualcosa dentro di me con ago e filo mi atterrisce, in ogni caso non sento nessun dolore.

“signor Alfredo e’ stato davvero bravissimo!!! lei e’ meraviglioso!!, mi dice l’anestesista con la solita voce melensa ma per niente spiacevole.

“abbiamo quasi finito eh, solo un attimo di pazienza..

-che bellezza: mi scappa detto, non vedo l’ora.

-adesso la stiamo ingessando.

 e’ finitaaaa……. -pensavo quando intravedo una giovane biondina in sala.

per un attimo penso all’architetto Melandri in AMICI MIEI quando vide la madonna in ospedale, quella non era la madonna ma anche se non riuscivo a metterla a fuoco completamente mi solleticava certi pensieri.

Intanto, il freddo, l’anestetico, il sedativo, la sete, le chiacchiere chiassose di qualche infermiere mi stavano lentamente rendendo sempre piu’ stanco ed insofferente.

nel giro di poco tutto e’ finito.

si mi ero comportato bene credo, avevano lavorato in tutta tranquillita’. mi ritrovai di nuovo nel filtro in attesa che qualcuno da ortopedia venisse a riportarmi in reparto.

freddo, confusione mentale, voglia di fumare aumentavano esponenzialmente, nel giro di pochissimo avevo un fortissimo desiderio di infilarmi una maglia e tornarmene in reparto, iniziai a sollecitare gli infermieri. non ce la facevo piu’.

probabilmente ho una buona soglia di sopportazione del dolore davvero, ma questo vantaggio viene compensato in negativo dalla mia estrema dipendenza dalle sigarette e da tanti anni di sofferenze di svariato genere che mi rendono “poco paziente”.

arriva un’infermiera. dopo pochi corridoi inizio a vedere i luoghi antistanti al reparto dove solo poche ora prima scorrazzavo tranquillamente, fumando e bevendo caffe’.

sono in camera finalmente.

manca il letto del mio compagno di sventura che probabilmente e’ sotto i ferri la camera e’ vuota a parte me e a due miei amici del Marocco che mi erano venuti a trovare.

avevo un unico e solo pensiero.

IO DOVEVO FUMARE. a tutti i costi. stavo piu’ male per l’astinenza da sigarette che per tutto il resto.

i miei amici spalancano le finestre da dove entra aria gelida. mi accorgo di avere un gesso che va oltre il ginocchio. mi accendo freneticamente una sigaretta, consapevole della gravita’ del gesto ma infischiandomene di tutto e tutti.

mi sento meglio.

mi alzo sul piede sinistro e saltello fino in bagno e ne fumo un’altra.

nulla da fare, lo sapevo. l’odore in ospedale si sente ma i medici specializzandi sono davvero cortesi, fin troppo e pur facendomi notare l’accaduto uno di loro mi guarda con faccia seria e mi dice:

facciamo un patto. stanotte non fuma e domani la dimetto.

-ok dottore. grazie! affare fatto!

prendo qualche goccia di valium e nel piu’ totale nervoso e malumore mi addormento.

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