La vera grandezza di Alì

Muhammad Alì non mi fa impazzire come pugile. Credo ce ne siano stati dei più forti. Però Alì era pugile, politico, comico e profeta. Alì era un gran chiacchierone non stava mai zitto, ma aveva una qualità aimè andata persa oggi e lo dico con grande dispiacere era capace di lottare per le proprie idee anche a costo di pesanti conseguenze.

Aveva vinto la medaglia d’oro a Roma per la sua nazione e quando tornò (come sempre) non potè andare al ristorante per le leggi sulla segregazione razziale. Ho trovato questo discorso su Repubblica.it con video incluso al link. Aliì ha rischiato il carcere, ha perso denaro (5 anni senza pugilato) ed ha perso il titolo di campione del mondo dei pesi massimi per essersi rifiutato di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’

Questa è la vera grandezza di Alì. Consiglio di cercare su YOUTUBE i suoi video , i suoi discorsi, sottotitolati o no. Ha veramente una personalità incredibile. Si sente molto la mancanza di “gente così” disposta a “sacrificarsi” per un ideale rimettendoci del proprio. “Black lives matter” dell’NBA…..mmph……roba veramente da poco.

Muhammad Ali rifiutò di partire per andare a combattere in Vietnam e il suo “no” resta una delle più grandi battaglie contro la guerra e per i diritti degli afroamericani, portato anche ad esempio da Martin Luther King jr. In numerose interviste e discorsi Ali espresse la sua contrarietà alla guerra in Vietnam con parole rimaste nella storia: “La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre e mio padre. Sparargli per cosa? Come posso sparare a quelle povere persone? Allora portatemi in galera”. E poi di fronte a una folla di giornalisti e persone bianche: “Siete voi il mio nemico, il mio nemico è la gente bianca, non i Vietcong i cinesi o i giapponesi. Voi siete i miei oppositori se voglio la libertà, siete voi i miei oppositori se voglio giustizia. Siete voi i miei oppositori se voglio uguaglianza. Voi non mi sosterrete mai in America per il mio credo religioso. E volete che vada da qualche parte e combattere. Ma difenderete mai voi me qui a casa?”. Il rifiuto di andare in Vietnam costò ad Ali il titolo dei pesi massimi che gli fu revocato nel 1967 assieme alla licenza di combattere sul ring. Fu processato e condannato a cinque anni di carcere che non scontò. Nel 1971 la Suprema corte ribaltò la sentenza riconoscendo il suoi diritto all’obiezione di coscienza

(a cura di Matteo Marini) https://video.repubblica.it/dossier/addio-a-muhammad-ali/muhammad-ali-il-rifiuto-alla-guerra-in-vietnam-loro-non-mi-hanno-chiamato-negro/241933/241933

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